E’ cominciato marzo, il mese che tutti da bambini abbiamo imparato a conoscere come pazzerello a causa del modo di dire che ci avverte di non fidarci delle condizioni meteo, che possono cambiare all’improvviso.

Se oggi disponiamo di strumenti di previsione sempre più precisi ed affidabili, sino a pochi anni fa per prevedere il clima ci si affidava alla memoria storica che si basava su espedienti abbastanza singolari come quello de “li mise alla smerza” e su modi di dire cementati dalla osservazione di quanto avvenuto in passato. Tra questi, il più famoso è senz’altro quello che afferma: “marzo pazzerello, esce il sole e prendi l’ombrello”.

Il mese “retrocesso”

Tutti noi sappiamo che oggi marzo è il terzo mese dell’anno nel calendario gregoriano ma forse pochi invece sanno che prima della riforma giuliana – promulgata da Giulio Cesare nell’anno 46 a.C. – era il mese con cui l’anno aveva inizio. Qualcuno malignamente sostiene che questa retrocessione non abbia portato molta fortuna a Cesare, che venne ucciso proprio durante le Idi di marzo, nel 44 a.C.

Oltre che all’assassinio di uno dei suoi più famosi governanti, questo mese è strettamente legato alla storia romana anche per il suo nome, che deriva dal latino “Martius”, in riferimento alla sua dedica al dio Marte, che era il nume tutelare non solo della guerra ma anche dei raccolti primaverili.

Un mese dal carattere volubile

Come abbiamo accennato parlando di uno dei proverbi più famosi dedicati a questo mese, marzo è caratterizzato da un clima abbastanza variabile, che segna il passaggio dall’inverno alla primavera. Pur nella sua mutevolezza, possiamo affermare – in linea generale – che uno dei protagonisti del panorama meteorologico è il vento, che spesso possiede ancora caratteristiche invernali, ma che allo stesso tempo comincia già a portare i primi tepori primaverili.

Il clima, come abbiamo già detto, è abbastanza variabile, e anche nel giro di poche ore si possono rapidamente verificare alternanze di sole e di pioggia, a cui è appunto ispirato il proverbio che abbiamo citato.

La presenza di giornate fredde e calde stimola la vegetazione, e possiamo già vedere nelle nostre campagne alberi fioriti e prati colorati da erbe e fiori. Marzo è il mese ideale per cominciare trapianti e rinvasi delle piante da appartamento ma è anche il periodo in cui bisogna essere pronti a proteggere le nostre piante da esterno da improvvise gelate che potrebbero danneggiarle gravemente.

Sempre tenendo bene a mente la variabilità delle condizioni climatiche, basandoci sulle statistiche degli anni passati possiamo dire che solitamente marzo in Puglia è abbastanza piovoso, con temperature ancora abbastanza fresco, vista la media stagionale di circa 14°C.

Occorre dire che – come sappiamo – la Puglia è “stretta e lunga” e quindi tra la Capitanata foggiana ed il Capo di Leuca le differenze possono essere anche notevoli, così come abbastanza marcate sono le differenze tra le temperature massime e minime registrate negli anni scorsi, che vanno da un quasi estivo 22°C nel 2018 ad un nettamente invernale 3°C nel 2020.

Continuano ad aumentare le ore di luce, con il sole che sorge intorno alle sette di mattina e tramonta all’incirca dopo 12 ore, ad annunciare l’equinozio di primavera, che viene solitamente fissato al giorno 21, anche se la data esatta varia di anno in anno.

Un mese ricco di eventi

Abbiamo detto dell’equinozio di primavera, ma a marzo ci sono diverse date in cui ricorrono celebrazioni civili e religiose.

L’otto marzo si celebra in tutto il mondo la giornata internazionale della donna, più comunemente detta “festa della donna”, mentre una settimana dopo – e precisamente il giorno 14 – ricorre il giorno del Pi greco, ispirato al particolare che in inglese le cifre del numero 3,14 possano venire lette come l’omonima data, che nel mondo anglosassone viene scritta indicando prima il mese e poi il giorno.

Proseguendo nel calendario, il 17 marzo la Chiesa Cattolica ricorda San Patrizio, un santo particolarmente amato da chi apprezza la cultura e – soprattutto – la birra irlandese, mentre in Italia e si celebra la “Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera”, una festa che ricorda il 17 marzo 1861, giorno in cui è stato proclamato il Regno d’Italia.

Il 19 marzo si celebra la festa del papà, in coincidenza con l’onomastico di San Giuseppe, che la Chiesa Cattolica indica come padre putativo di Gesù Cristo, mentre il 20 marzo è la “Giornata Internazionale della Felicità” istituita nel 2012 dall’Assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, consapevole che la ricerca della felicità sia uno scopo fondamentale dell’umanità e riconoscendo inoltre la necessità di un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone.

Infine, quest’anno, il 28 marzo le chiese Cattolica, Ortodossa e alcune Protestanti celebrano la Domenica delle Palme, che è la domenica che precede la Pasqua ed in cui si ricorda l’ingresso a Gerusalemme di Gesù, osannato dalla folla che lo salutava agitando rami di palma.

I proverbi di marzo

Come già abbiamo visto per febbraio, anche marzo è il protagonista di molti proverbi, la maggior parte dei quali citano proprio la sua variabilità metereologica; alcuni sono citati in tutta Italia, altri sono caratteristici di alcune regioni. Vediamone un breve elenco e divertiamoci nei prossimi giorni a controllare se ci hanno azzeccato!

A marzo chi non ha scarpe, semini scalzo.

A volte si crede di trovare il sole d’agosto e si trova la luna di marzo.

Chi ha messo marzo in primavera ha fatto male.

Come marzo s’avvicina, tutti gli umori si risentono.
L’acqua di marzo è peggio delle macchie nei vestiti.

La nebbia di marzo non fa male a nessuno.

La neve marzolina dura dalla sera alla mattina.

Marzo al vento, aprile nell’acqua.

Marzo cambia sette cappelli al giorno.

Marzo è un mese pazzo.

Marzo ha comprato la pelliccia a sua madre, ma tre giorni dopo l’ha venduta.

Marzo non ha un di come l’altro.

Marzo nuvoloso, estate piovosa.

Marzo piovoso, anno straccioso.

Marzo, la serpe esce dal balzo.

Marzo, vuol far sempre le sue.

Nel marzo, un sole e un guazzo.

San Benedetto [21 marzo] la rondine è sotto il tetto.

Se tu vedrai sol chiaro, sia marzo come gennaio.

Sole di marzo o ti tingo o ti ammazzo.

Tanta nebbia di marzo, tanti temporali d’estate.

La maggior parte dei proverbi non hanno bisogno di spiegazione, ma riportiamo adesso un modo di dire strettamente legato sia ad una specifica attività agricole che ad una regione italiana, che invece merita un approfondimento. Si tratta di un proverbio romagnolo che vi proponiamo nella sua versione dialettale: “Sol d’merz cusum e cul e nom cusr etar” che possiamo tradurre come “Sole di marzo, cuocimi le natiche e non cuocermi altro”.

Questa esclamazione è ispirata alle preoccupazioni che il sole di marzo suscitava presso la popolazione, vista anche l’usanza contadina, diffusa ancora ai primi del Novecento, di recarsi sul tetto della casa, per voltare le spalle al sole e denudare le natiche esponendole al sole. Questa sorta di rito pagano aveva un fondamento nella credenza popolare che eseguire questo gesto pronunciando ad alta voce questa invocazione permetteva di non abbronzare in modo pericoloso la pelle ed allontanare le malattie.

In passato infatti, la popolazione contadina, non solo della pianura padana, subiva due situazioni contrastanti ma ugualmente dannose, da una parte il risiedere in abitazioni spesso umide e buie, condizione che favoriva problemi di salute come il rachitismo ed i reumatismi, mentre il lavoro all’aperto – in particolare nei giorni di marzo in cui si affrontavano i primi raggi del sole dopo l’inverno – potevano causare irritazioni, eritemi e socttature.

Ma marzo non è protagonista solo dei proverbi, ma anche di canzoni e poesie; chi di noi non ha canticchiato almeno una volta la canzone di Lucio Battisti con la strofa che ricorda: “I giardini di marzo si vestono di nuovi colori | e le giovani donne in quei mesi vivono nuovi amori”?

Forse meno nota è invece la “Canzone dei dodici mesi” di Francesco Guccini, in cui la strofa dedicata al terzo mese dell’anno recita: “Cantando Marzo porta le sue piogge, la nebbia squarcia il velo, | porta la neve sciolta nelle rogge il riso del disgelo, il riso del disgelo… | Riempi il bicchiere, e con l’inverno butta la penitenza vana, | l’ala del tempo batte troppo in fretta, la guardi, è già lontana, la guardi, è già lontana”.

Ma non solo la canzone si è ispirata a marzo, anche alcuni dei più celebri poeti italiani hanno celebrato il mese della primavera, da Giovanni Pascoli che scrisse: “Che torbida notte di marzo! | Ma che mattinata tranquilla! | che cielo pulito! Che sfarzo | di perle! Ogni stelo, una stilla | che ride: sorriso che brilla | su lunghe parole.” a Giosuè Carducci, che scrisse il Canto di marzo” sino a Salvatore Di Giacomo che nel dialetto napoletano ricorda il clima marzolino con queste parole: “Marzo: nu poco chiove | e n’ato ppoco stracqua: | torna a chiovere, schiove, | ride ‘o sole cu ll’acqua, | mo nu cielo celeste, | mo n’aria cupa e nera: | mo d’ ‘o vierno ‘e tempeste, | mo n’aria ‘e primmavera.” così come fece Théophile Gautier, che scrisse: “Mentre che dietro pensieri malvagi | corre la gente con gran bramosia, | Marzo sghignazzando tra i nubifragi | schiude ai fiori di nascosto la via.” paragonando il clima di marzo ad alcuni comportamenti sociali.